SCUOLA DELL’INFANZIA UMBERTO I

Educare “Fuori”

L’ambiente esterno è luogo di scoperta e apprendimento dove i bambini possono potenziare la loro spontanea capacità di apprendere esplorando: partendo da esperienze dirette in natura, che generano domande significative per loro, valorizzano la loro naturale intelligenza e la loro capacità di autoformarsi.

Dunque, la scelta della nostra scuola è quella di frequentare in modo costante e continuativo lo spazio naturale, inteso sia come prolungamento della sezione che come contesto educativo irrinunciabile per lo sviluppo e il benessere armonioso di ogni bambino e bambina.    

L’ambiente naturale (il giardino della scuola, il parco pubblico, la campagna intorno al paese…) spinge i bambini più di ogni altra cosa a essere curiosi, a osservare, a riconoscere e imparare, a mettersi alla prova e ad acquisire consapevolezza delle proprie abilità e dei propri limiti. La natura è il luogo ideale per gli apprendimenti: i bambini sono raccoglitori e collezionisti di dettagli, di oggetti che possono essere utilizzati per attività di ricerca al fine di costruire ipotesi, possibilità di relazione, nessi logici e/o temporali. L’indagine a partire dai tesori preziosi della raccolta favorisce lo sviluppo del pensiero analitico, “scientifico” nei confronti della realtà.

Riconoscendoci come scuola che pratica il contatto quotidiano e il legame duraturo di bambini e adulti con natura e territorio, con l’obiettivo di rigenerare e rinnovare le pratiche didattiche e educative, aderiamo idealmente a “Il Decalogo delle Scuole Fuori” (scuoleallaperto.wordpress.com)

“Il Decalogo delle Scuole Fuori”

  • Le Scuole Fuori sono sia dentro che fuori

    Oggi più che mai l’apprendimento non può essere circoscritto ad un luogo, non solo perché uscire porta benessere, ma perché aprire le porte è vitale per costruire conoscenza e appartenenza verso il mondo che abitiamo.

  • Nelle Scuole Fuori l’esterno è importante come l’interno

    Dentro e fuori si gioca, esplora, discute, apprende, con lo stesso valore e senza gerarchie, ma soprattutto senza distinzioni di apprendimenti; per questo il fuori non è solo quello dell’intervallo (anche se l’intervallo è soprattutto fuori), ma anche e soprattutto quello dell’esperienza educativa e scolastica nella sua interezza.

  • Le Scuole Fuori sono impegno di tutti

    Tutto il personale si impegna a fare in modo che i bambini e le bambine possano andare fuori ogni volta che è possibile, nel corso della giornata e dell’anno: se l’esperienza all’aperto conta quanto quella all’interno, non ci possono essere alibi di (mancanza di) tempi e di (bel) tempo.

  • Le Scuole Fuori sono esperienza diretta

    Il personale lavora alla progettazione in modo che ogni aspetto o questione che ha i propri oggetti all’esterno venga affrontato attraverso un’esperienza diretta e non mediata dei fenomeni, perché tutto ciò che si apprende all’interno si può apprendere anche all’esterno, spesso in modo più interessante e motivante perché vivo e reale.

  • Nelle Scuole Fuori ci si forma a educare all’aperto

    Il personale dedica parte del proprio tempo di formazione e autoformazione ad approfondire il valore educativo e l’approccio metodologico e didattico del fuori, sperimentandolo direttamente.

  • Le Scuole Fuori sono scuole condivise

    Il personale condivide con le famiglie il significato della scelta di fare scuola anche fuori, mettendo a loro disposizione occasioni di confronto, informazioni, strumenti, materiali e promuovendo iniziative all’aperto con bambini e famiglie.

  • Le Scuole Fuori favoriscono la naturale esplorazione dei bambini

    I bambini sono sostenuti nel loro desiderio di esplorare il fuori liberamente, secondo i singoli e diversi interessi: la ricerca autonoma, ma anche avventurosa, viene sostenuta attraverso l’offerta di tempi distesi e di strumenti adeguati per favorire le loro ricerche.

  • Le Scuole Fuori trasformano le domande in opportunità

    Le domande maturate all’esterno vengono approfondite, anche all’interno: l’impegno a osservare, documentare e rilanciare quanto esplorato fuori consente di transitare tra interno ed esterno e di cogliere ogni opportunità per generare conoscenza, valorizzando quella portata dai bambini.

  • Le Scuole Fuori hanno a cuore gli spazi esterni

    L’esterno, in cui vengono privilegiati i materiali naturali, viene curato e migliorato progressivamente, con l’aiuto di tutta la comunità educativa e quindi anche con quello delle famiglie e dei bambini: come ogni spazio interno, comune e non, e ogni luogo di transizione tra dentro e fuori, è spazio di tutti, non di nessuno, e come tale è responsabilità condivisa.

  • Le Scuole Fuori non hanno confini

    L’esterno è un mondo vasto che inizia sulla soglia della scuola, prosegue in cortili, giardini, strade, parchi, città e campagna: la scuola è in dialogo con il territorio, da quello più prossimo a quelli più distanti, che considera come luoghi educativi che è importante abitare e con cui è necessario costruire relazioni e reti.

Una scuola diffusa

Lo sforzo che ci sta dietro è quello di sostituire l’apprendimento chiuso e iperprotettivo della scuola tradizionale, privo di motivazione e di connessione con le realtà, con un apprendimento realizzato attraverso esperienze concrete da rielaborare e condividere.

In altre parole, dare occasione ai bambini e bambine di conoscere e vivere il territorio permette loro non solo di costruire un senso di appartenenza ai luoghi che abitano, ma anche di creare una vera e propria relazione con l’ambiente, sostenendo il valore della cittadinanza attiva fin da piccolissimi.

La nostra scuola pone al centro della vita educativa l’esperienza autentica, quella che mobilita tutti i sensi. Ribalta l’idea che la mente possa imparare separatamente dal corpo, è attraverso il corpo, i suoi sensi, il suo impegno, che si verifica un vero apprendimento duraturo. Nel contesto della scuola aperta, le insegnanti sono guide, capaci di agevolare i percorsi di interconnessione e sollecitare nei bambini e nelle bambine sempre maggior autonomia e autorganizzazione.

Per aprire i suoi confini, la nostra scuola si impegna ogni anno a costruire e consolidare una rete di relazioni con le realtà educative, produttive, economiche e sociali del territorio. A dialogare con diversi partner – i referenti dell’amministrazione comunale, il consiglio dei rappresentanti di sezione, il comitato genitori, il parroco, il referente del teatro del paese, il bibliotecario, i commercianti – al fine di creare contesti diffusi di apprendimento.

Inoltre, la scuola realizza passeggiate alla scoperta di strade, luoghi naturali, luoghi abbandonati, luoghi dimenticati per ripensare e riprogettare il territorio e per tornare a prendersene cura a partire dalle osservazioni e le analisi di bambini e bambine.

Passeggiare per il paese, abitare i luoghi della vita sociale e culturale, consente ai bambini e alle bambine di ri-appropriarsi degli spazi urbani, solitamente considerati pericolosi e fuori dalla portata dei piccoli. Permette loro non solo di viverli nel presente in qualità di cittadini di oggi, ma anche di conoscerli e riconoscerli per il loro valore storico e culturale e di  ri-progettarli per il futuro.

Il manifesto del Giovane camminatore naturale

Attraverso le passeggiate “all’aperto”, la nostra scuola aderisce al manifesto del Giovane camminatore naturale, secondo il quale:

Camminare nel rispetto dei tempi dei bambini, delle loro pause, delle loro soste e dei loro modi, è stimolo alla curiosità, all’osservazione, alle domande, ai ragionamenti, alle scoperte. Dunque, alla conoscenza del mondo.

Camminando si affrontano le difficoltà, le prove fisiche del cammino, sviluppando la forza d’animo e in senso della sfida. La fantasia, inoltre, si arricchisce degli stimoli degli ambienti che si percorrono.

Camminare insieme ai compagni permette la socializzazione delle scoperte e delle conoscenze.

Camminare significa riappropriarsi di spazi urbani, ormai quasi del tutto preclusi ai bambini e alle bambine. (Il cammino come progetto educativo, F. Ciabotti in Bambini n. 7, 2018, ed. Junior-Spaggiari).

Educazione in natura

Da qualche anno la nostra scuola è impegnata in un lavoro di ri-progettazione delle metodologie e dei contenuti educativi. Questa rivoluzione ha preso le mosse dalla lettura di un aspetto critico che caratterizza la vita dei bambini di oggi, confinati per lo più in spazi chiusi, coinvolti in attività pensate e gestite dagli adulti. Criticità che genera un bisogno: stare all’aperto, condividendo con altri bambini esperienze in autonomia.
La risposta che la nostra scuola ha dato a questa necessità è stata quella di ri-scoprire e valorizzare il nostro giardino, come contesto naturale di apprendimento.
Si esce ogni volta che è possibile e non solo per l’intervallo. Si esce in primavera, come d’inverno. Si esce con il sole e con il cielo coperto. Il giardino è luogo che offre una molteplicità di elementi ed esperienze. È uno spazio dove giocare, dialogare, osservare, esplorare, scoprire, conoscere il mondo che ci circonda…
L’esperienza in natura è preceduta dal momento del cerchio, durante il quale, attraverso domande aperte, l’insegnante e i bambini progettano  l’esperienza “fuori”. 
Ai bambini, già dotati di strumenti naturali eccezionali, quali i cinque sensi, la curiosità e la naturale propensione a guardare e sperimentare, vengono offerti strumenti per osservare (lenti, vetri colorati), per raccogliere e collezionare (contenitori trasparenti) e materiali per rielaborare l’esperienza.
Ogni esperienza è raccontata e rielaborata in sezione attraverso il dialogo e i disegni, che offrono all’insegnante spunti per rilanciare le proposte, per offrire occasioni di approfondimento e di ricerca.
Accogliendo con attenzione ciò che i bambini e le bambine offrono (racconti, osservazioni, reperti naturali…) e rilanciando con nuove proposte e approfondimenti, ci sforziamo di mettere in atto un circolo virtuoso di conversazioni in sezione, esperienze in natura, collezioni e mostre di reperti, approfondimenti, rielaborazioni e, di nuovo, conversazioni, esperienze, collezioni…
Le insegnanti si attrezzano con taccuini, macchine fotografiche, registratori per osservare e documentare le esperienze vissute in prima persona dai bambini e dalle bambine, al fine di riconoscerle sostenerle.
Cosa si impara fuori? L’esplorazione e la ricerca naturale danno un senso decisamente diverso allo stare fuori. Il nostro cortile attrezzato con la pavimentazione antitrauma e gli scivoli è spazio per la corsa, il movimento veloce e, spesso, disattento. Nel giardino verde della scuola, invece, l’attenzione e la concentrazione sono maggiori. I bambini agiscono da soli e in gruppo. Insieme pongono domande su ciò che vedono, provano a darsi risposte, propongono ipotesi. Con un gioco di parole si potrebbe sintetizzare cosi: in natura i bambini “apprendono ad apprendere”.
Penny Ritscher nel suo libro “Il giardino dei segreti” elenca i numerosissimi apprendimenti dei bambini e delle bambine, che riportiamo integralmente qui sotto:

  • Imparano che si può incidere sull’ambiente circostante

    Si può cambiare le cose, lasciare sulle cose le impronte delle proprie intenzioni. Allo stesso tempo c’è un feedback dagli oggetti che si usano.

  • I bambini imparano che la realtà impone delle regole

    E su di essa non si può imporre la propria volontà in modo arbitrario. Per costruire una torre di pneumatici o di cassette, bisogna rispettare le regole della fisica, altrimenti la costruzione crolla…  

  • Imparano a concentrarsi

    In un giardino ben organizzato, i bambini sono assorti in quello che fanno, portano avanti a lungo i loro mini-progetti, spesso a puntate, giorni e giorni.

  • Imparano a prendere possesso dello spazio

    Arredandolo con le loro opere.

  • Imparano a lavorare con tutto il corpo

    Piegandosi, sollevando, portando, spingendo, trainando, salendo, scendendo…

  • Imparano a superare le frustrazioni

    Se viene distrutto il castello di sabbia, lo si può ricostruire.

  • Imparano a ragionare per ottenere un risultato desiderato

    Per esempio, se non è possibile spostare l’acqua, si può spostare oggetti che si volevano lavare con l’acqua…

  • Imparano che si può impregnare di senso le cose

    Si può trasformare dei materiali neutri in degli effetti di una drammatizzazione. Una manciata di erba per esempio, diventa il mangime per il gatto, ho una cassetta di plastica diventa una macchina da corsa…

  • Imparano ad osservare come si comportano gli elementi quando vengono mescolati

    È la base della chimica. Per esempio, aggiungendo acqua e terra, si ottiene la pappamolla.

  • Imparano ad essere inventivi, ad affrontare le situazioni con originalità

    È una capacità indispensabile in un mondo che cambia.

  • Imparano che si può collaborare

    Condividere progetti con altri, mettersi d’accordo, discutere, a volte litigare, e anche superare i litigi.

  • Imparano ad avere fiducia in se stessi, nelle proprie capacità di agire.
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